l Pd aquilano riparte da Emanuela Di Giovambattista e Carlo Benedetti.

Il partito, riunitosi a congresso nella sede dell’Ance, ha eletto per acclamazione l’ex assessora alle Politiche sociali della giunta Cialente nuovo segretario comunale e Benedetti nuovo presidente.

Un risultato ampiamente atteso: i rumors secondo i quali a raccogliere il testimone dal segretario uscente Stefano Albano sarebbe stata Di Giovambattista, in ticket con Benedetti alla presidenza, circolavano insistentemente da alcune settimane.

E’ stato proprio Albano ad aprire il congresso, al quale hanno preso parte, tra gli altri, il segretario regionale Michele Fina, la deputata Stefania Pezzopane e il segretario nazionale dei Giovani Democratici Mattia Zunino. Assenti invece, per motivi personali, altri big come Pierpaolo Pietrucci e Giovanni Lolli.

“Ripartiamo da due parole che a me stanno molto a cuore: apertura e unità” sono state le prime parole di Di Giovambattista, primo segretario donna del Pd “In questi anni abbiamo avuto problemi importanti: le sconfitte elettorali, maturate sia a livello comunale che regionale e nazionale, hanno portato il partito a chiudersi sempre di più in se stesso e a essere molto litigioso. Io penso che ci sia bisogno di una presa di coscienza collettiva per ritrovare unità e senso di comunità. Il Pd deve tornare a essere una forza autorevole in città e questo può farlo anzitutto essendo più presente sul territorio. Lavoreremo a una riorganizzazione che prevede l’apertura di almeno quattro nuovi circoli e l’aumento del numero di iniziative organizzate dal partito. Queste ultime non devono essere a esclusivo appannaggio del segretario, che, da solo, non va da nessuna parte. Tutti gli iscritti e i militanti devono sentirsi liberi di fare le proprie proposte, cosa che sta già accadendo: penso ad esempio alle belle iniziative portate avanti dal gruppo delle Democratiche. Penso anche a un partito che sia più di servizio, che riduca la distanza tra cittadini e istituzioni e che metta a disposizione le competenze dei propri dirigenti e dei propri iscritti a beneficio di coloro che hanno particolari bisogni.”.

Per quanto riguarda l’immediato presente, Di Giovambattista promette “un’opposizione convinta a Biondi, non solo sul piano politico ma anche culturale. Al sindaco chiederemo un incontro per discutere dei problemi che ci stanno più a cuore e lanceremo subito una proposta: riattivare i Consigli territoriali di partecipazione, una grande intuizione dell’amministrazione Cialente, grazie alla quale è nata una nuova classe politica anche in seno al centrodestra. Molti attuali consiglieri comunali provengono da quell’esperienza. Bisogna rilanciare il concetto e la pratica della partecipazione: vedo una città troppo chiusa su se stessa, che non discute più sui temi importanti”.

Quanto, invece, ai rapporti futuri con le altre forze di centrosinistra e alle alleanze da costruire in vista della tornata elettorale che ci sarà tra due anni, Di Giovambattista afferma: “Non sono mai stata convinta del partito autosufficiente a vocazione maggioritaria. Per fortuna, da quando c’è Zingaretti questa visione è stata abbandonata. Dobbiamo costruire un progetto ampio, riprendendo il dialogo che si è interrotto con alcune forze politiche. E dobbiamo farlo partendo dai temi e accantonando scorie e vicissitudini passate. Con Italia Viva non ci sono problemi, ricuciremo anche con il Passo Possibile. Del resto abbiamo gli stessi valori, apparteniamo entrambi al campo del centrosinistra, non ci possiamo dividere su questioni che non hanno nulla a che vedere con il bene della città. La scelta del candidato sindaco? Verrà dopo, prima pensiamo al progetto”.

“Dobbiamo abbandonare l’eredità del renzismo, quella del partito liquido e del partito brand, e tornare a concepire il partito anzitutto come strumento organizzativo” afferma Benedetti “Abbiamo bisogno di un gruppo dirigente competente, che non rinunci all’orgoglio dell’appartenenza e al ricordo del passato e delle tradizioni ma che sappia proiettarsi nel presente con efficacia e senso della modernità”.

L’ex presidente del consiglio comunale – che, dopo la sconfitta elettorale del 2017, ha dato vita all’associazione Globuli Rossi con la quale, in diverse occasioni, ha messo in discussione in maniera anche forte le scelte adottate dalla segreteria comunale – promette di rimanere uno “spirito critico”: “Sono sempre stato una voce critica, credo che avere uno spirito costruttivamente critico sia importante. La cultura dell’omologazione al capo e ad alcuni modelli comportamentali produce il decadimento di una linea politica e di una classe dirigente”.